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		<title>GdL 31/3/2011</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 19:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stasera abbiamo commentato il primo libro di Jamie Ford, un libro d&#8217;esordio che ha avuto molto successo pur partendo in sordina con il passaparola. Un libro senza tante pretese ma godibile nella lettura, mai banale. In un contesto storico in cui viene rivelata la persecuzione dei giapponesi negli Stati Uniti tra il1 1942 e la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=739&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/04/jamieford.png"><img class="alignright size-full wp-image-746" title="jamieFord" src="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/04/jamieford.png?w=250&#038;h=250" alt="" width="250" height="250" /></a>Stasera abbiamo commentato il primo libro di Jamie Ford, un libro d&#8217;esordio che ha avuto molto successo pur partendo in sordina con il passaparola. Un libro senza tante pretese ma godibile nella lettura, mai banale. In un contesto storico in cui viene rivelata la persecuzione dei giapponesi negli Stati Uniti tra il1 1942 e la fine della seconda guerra mondiale.</p>
<p><strong>Jamie</strong> <strong>Ford</strong>, autore americano contemporaneo, è cresciuto presso il quartiere cinese di Seattle ed è di origine cinese. Il bisnonno Min Chung emigrò nel 1865 dalla Cina a San Francisco,e lavorò nelle miniere del Nevada: fu lui ad assumere il nome <strong>Ford</strong>.<br />
Il romanzo <em>Il gusto proibito dello zenzero</em> di Jamie Ford è stato tradotto in 17 lingue ed ha avuto un successo editoriale notevole.</p>
<p>La struttura del romanzo verte su alcune tematiche, le problematiche dell&#8217;nitegrazione sociale, la persecuzione in USA a danno degli americani di origine giapponese, la difficoltà del rapporto tra padre e figlio e infine un rapporto d&#8217;amore impossibile per l&#8217;epoca, impossibile per il tempo che dopo 40 anni ritorna &#8230; Un angolo di amarezza e dolcezza &#8230; Corner of bitter and sweet, il titolo originale del romanzo.</p>
<p>Le radici cinesi dell&#8217;autore e i problemi di integrazione degli immigrati in una terra che si è sviluppata grazie alle immigrazioni europee, si riferiscono alle esperienze del protagonista, Henry, che nonostante viva nel quartiere cinese, e un padre nazionalista, viene spedito alla scuola americana di &#8220;bianchi&#8221;, per poter costruire il suo futuro nella società americana. Il sogno del padre è quello di avere un figlio cinese ma integrato, una contraddizione stridente che porta ad una rottura comunicativa assurda: i genitori chiedono al figlio di non parlare più in cinese ma solo in inglese, in famiglia. Peccato che i genitori sapessero un inglese rudimentale e normalmente conversassero solo in cantonese.  Un abisso comunicativo che porterà Henry ad una chiusura emotiva che solo con l&#8217;incontro del suo granre amore, Keiko, la ragazzina giapponese, gli permise di uscire dalla sua condizione di sudditanza. L&#8217;amore non può niente contro l&#8217;internamento di tutti i giapponesi durante la seconda guerra mondiale, soprattutto dopo lo shock di Pearl Harbour. In modo indiscriminato i giapponesi furono deportati, un fatto ch eamaramente ricorda per certi versi le deportazioni degli ebrei. Un annullamento dell&#8217;identità giapponese che non ha significato la distruzione di una etnia, ma certo è stata una operazione poco conosciuta e riportata solo negli angolini dei libri di storia, appunto nei &#8220;Corner&#8221;&#8230;</p>
<p><em> </em></p>
<p><em><a href="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/04/il-gusto-proibito-dello-zenzero-jamie-ford.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-744" title="il-gusto-proibito-dello-zenzero-jamie-ford" src="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/04/il-gusto-proibito-dello-zenzero-jamie-ford.jpg?w=195&#038;h=300" alt="" width="195" height="300" /></a>1942, Seattle: Henry, un dodicenne di origini cinesi, trascorre le giornate in una scuola dove viene continuamente discriminato dai compagni americani e una casa dove il padre a stento gli rivolge la parola. Ma un giorno incontra degli occhi simili ai suoi: sono gli occhi di Keiko, una bambina giapponese con la quale instaura una profonda amicizia che sfocia poi in un amore che nessuna barriera riesce a ledere.</em></p>
<p><em>1986, Seattle: Henry è in lutto per la perdita di sua moglie Ethel. Che ne è stato di Keiko? Il ritrovamento nell&#8217;Hotel Panama di oggetti appartenuti ai giapponesi che negli anni della guerra furono deportati riapre una vecchia ferita che Henry però questa volta non vuole richiudere&#8230;Una ferita di nome Keiko.</em></p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica del romanzo è l&#8217;alternanza dei tempi in cui l&#8217;autore ha declinato la trama, collegando il passato al presente, in modo sapiente e intelligente.  Un passato in cui il razzismo strisciante colpiva i non-bianchi, dai neri agli orientali, ed è questa diversità nel romanzo trova un punto di contatto: Henry, cinese, Keiho, giapponese, due paesi che nel 1946 erano in guerra, Stendon, sassofonista jazz nero che assurge da figura paterna per Henry. Ed è proprio il jazz, la musica nera, unisce cinesi, giapponesi, neri in un cocktail esplosivo che poi ha portato al melting-pot che è stata la vera fortuna del successo americano. Ed è proprio nei locali jazz si usava per produrre il gin,  la soluzione alcolica di zenzero acquista in farmacia per curare fantomatiche malattie, lo stesso zenzero che poi darà il titolo del romanzo in italiano. Nell&#8217;anima jazz esiste l&#8217;asincronicità, l&#8217;aritmia, ed è così il libro, con una scansione temporale indietro e avanti, la malinconia di Henry nei riguardi della moglie Ethel morta di tumore, e la passione mai sopita per Keiko. Un cocktail vincente.</p>
<p>Tutto questo poi ha un luogo, l&#8217;Hotel Panama, da cui parte la storia. Nella cantina del Panama Hotel il tempo pare essersi fermato: sono passati quarant’anni, ma tutto è rimasto come allora. Nonostante sia coperto di polvere, l’ombrellino di bamboo brilla ancora, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione, una carpa  Ad Henry Lee basta aprirlo per ritrovarsi di nuovo nei primi anni quaranta. Quell&#8217;ombrellino custodisce ancora una promessa. La promessa che la Storia restituisca loro la felicità che si meritano.</p>
<p>Un libro &#8220;easy&#8221;, di facile lettura, coinvolgente.</p>
<p>By Alex</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bibliocernusco.wordpress.com/739/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bibliocernusco.wordpress.com/739/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=739&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Gdl 25/2/2011</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 19:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CIMITERO DI PRAGA -  Umberto Eco Che dire di questo nuovo romanzo di Umberto Eco ?…..che  Eco e’ sempre un grande ! Che altro ? Umberto Eco e’ sempre un grande narratore, uno storico raffinato, un profondo conoscitore dell’animo umano ed un perfezionista dello stile letterario. Eco ci cattura con i suoi intrecci da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=735&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color:#ff6600;">IL CIMITERO DI PRAGA -  Umberto Eco</span></strong></p>
<p>Che dire di questo nuovo romanzo di Umberto Eco ?…..che  Eco e’ sempre un grande ! Che altro ?</p>
<p><a href="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2008/05/la_copertina_dell_ultimo_romanzo_di_umberto_eco_il_cimitero_di_praga_-_-_2010_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-724" title="-_la_copertina_dell_ultimo_romanzo_di_umberto_eco_il_cimitero_di_praga_._-_2010_-" src="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2008/05/la_copertina_dell_ultimo_romanzo_di_umberto_eco_il_cimitero_di_praga_-_-_2010_.jpg?w=217&#038;h=300" alt="" width="217" height="300" /></a>Umberto Eco e’ sempre un grande narratore, uno storico raffinato, un profondo conoscitore dell’animo umano ed un perfezionista dello stile letterario.</p>
<p>Eco ci cattura con i suoi intrecci da giallista acuto , coloriti da una fervida fantasia, dono indispensabile nel tratteggiare vicende e personaggi  e per  renderli  credibili  anche in situazioni  al limite della realta’.</p>
<p>Teatro delle vicende e’ una Europa del XIX secolo, in pieno fermento per i moti liberali e rivoluzionari che la attraversano.</p>
<p>In questa ambientazione si muovono personaggi storici come Ippolito Nievo, Giuseppe Garibaldi, Luis Dreyfus, ma ,accanto a loro,  anche esponenti di sette e societa’ segrete di quel tempo: massoni, mazziniani , carbonari e gesuiti.</p>
<p>Oltre a loro, ad animare le pagine del romanzo e parallelamente  a vicende storiche realmente accadute, altri intrecci surreali si susseguono e vedono come protagonisti , una  satanista isterica, un abate che muore due volte, nonche’ un falsario assassino.</p>
<p>L’opera di costui, personaggio chiave del romanzo, consiste nell’architettare, dietro lauti compensi in danaro, sabotaggi ed attentati e nel costruire prove fasulle che conducono alla rovina sociale e fisica tanti malcapitati che si sono fidati di lui.</p>
<p>La sua perfidia raggiunge il culmine nell’arguzia con cui costruisce  la falsificazione che costituira’ la base della  stesura di quel documento  infamante, noto  con il nome  “ Protocolli dei Savi di Sion “, che fornirà  ispirazione alla dottrina nazista e al  progetto di sterminio del popolo ebraico.</p>
<p>La   ridondanza di personaggi ed avvenimenti che si incrociano e l’alternarsi rapido dei diversi scenari storici che sono  teatro delle vicende narrate, penalizzano talvolta la scorrevolezza della lettura  e questo e’ forse l’aspetto meno gradevole del romanzo.</p>
<p>Ed inoltre : tutti i personaggi  sono doppi, inquietanti, perversi al punto tale da generare nel lettore una sorta di repulsione.   Eco  indulge con naturalezza nella descrizione di delitti , di perversioni, ed intrighi, e lo fa quasi come un osservatore scientifico.</p>
<p>La sua penna ci costringe ad una  presa di coscienza “dolorosa “ della bassezza dell‘animo umano, ma lo fa catturando la nostra curiosita’ fino all’ultima pagina. Nessuno lo sa fare come lui.</p>
<p>By Patricia</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/bibliocernusco.wordpress.com/735/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/bibliocernusco.wordpress.com/735/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=735&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>GdL 26/1/2011</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:42:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gdlcernusco</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una serata in numero ristretto, 10 partecipanti. Ci siamo confrontati su Niccolò Ammaniti come autore, partendo da uno dei suoi primi libri &#8220;Fango&#8221; (raccolta di racconti iper-realistici e noir) sino a &#8220;io e te&#8221;, l&#8217;ultimo libercolo in cui è in scena il disagio esistenziale, la solitudine dei giovani, disperante. Quello che emerge però è questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=726&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una serata in numero ristretto, 10 partecipanti. Ci siamo confrontati su <strong>Niccolò Ammani</strong>ti come autore, partendo da uno dei suoi primi libri &#8220;Fango&#8221; (raccolta di racconti iper-realistici e noir) sino a &#8220;io e te&#8221;, l&#8217;ultimo libercolo in cui è in scena il disagio esistenziale, la solitudine dei giovani, disperante.</p>
<p><a href="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/02/ammaniti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-732" title="ammaniti" src="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/02/ammaniti.jpg?w=275&#038;h=183" alt="" width="275" height="183" /></a>Quello che emerge però è questa sua caratteristica di accentuare i toni, le situazioni letterarie, come se fosse una sceneggiatura pulp per film noir. Una modalità che talvolta arriva ad arrivare a creare situazioni paradossali come in &#8220;L&#8217;ultimo capodanno dell&#8217;umanità&#8221;, ma che non segna il lettore con messaggi particolari. Quello che lascia, è superficiale, come se la sua letterattura rimanesse a galla, con una scrittura agevole e un immaginario ricco, ma ripetitivo. I protagonisti spesso sono ragazzi disadattati, sbandati, senza speranza.</p>
<p>Eppure ilal mondo del cinema lo apprezza, sin dal primo romanzo &#8220;Branchie&#8221; i suoi lavori ispirano film, che hanno raggiunto l anotorietà con Salvatores (&#8220;Io non ho paura&#8221; e &#8220;Come Dio comanda&#8221;). Di questi ultimi due, si può dire che sono il risultato migliore della sua produzione. Ma la violenza, il linguaggio crudo, il compiacimento nel soffermarsi su  dettagli sgradevoli e urtanti non piace alle lettrici e ai lettori del GdL. Senza alcuna pietas e denuncia morale o sociale. Leggere Ammanniti è come vedere quei telefilm americani scritti bene in cui la scenografia prende il sopravvento sul contenuto, con scene violente e di impatto sul pubblico.</p>
<p>Nei suo libri scene apocalittiche scritte in tono mondano, fatuo e satirico, che  si palesano davanti agli occhi dei lettori, dove tutto è esasperato fino  al parossismo,  la comicità graffia e irride, talvolta infastidisce.  I critici si dividono traquelli che stigmattizano l&#8217;autore come Andrea Cortellessa sulle pagine de La Stampa &#8220;lo schema emotivo che governa il libro è di un’ovvietà da insultare qualsiasi lettore&#8221;  e quelli che lo incensano come Filippo La Porta su la Repubblica, che definisce Ammaniti «il Dickens di oggi: scatta un’istantanea spietata del degrado, che suscita orrore, stupore e lacrime. Usando anche l’immaginario fumettistico (Quattro Formaggi in &#8220;Come Dio Comanda&#8221; è una straziante, patibolare incarnazione di Pippo). Resta addosso l’odore inconfondibile del dolore, che solo gli animali sentono»</p>
<p>I confini  tra  il male e il bene non sono più tracciabili, lontani dalla morale manzoniana della peste come amministratrice della giustizia separando i vizi dalle virtù, il mondo disegnato da Ammaniti è degradato, allo sbando, senza limite. Senza dignitià in cui tutto può essere accettato. Ma l&#8217;autore non denuncia questo mondo, Ammaniti  non è un fustigatore delle storture e delle deviazioni di certa  umanità, &#8220;<em>ma come gli artisti di razza, imbastisce una favola, solo che  rovescia le parti, non sono protagonisti gli animali umanizzati, bensì  gli uomini animalizzati in tutta la loro ferinità</em>&#8221; (Arcangela Cammalleri<strong>)</strong></p>
<p>Una favola debole però. Che al di là dell&#8217;effetto immediato, non lascia il segno &#8230;</p>
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		<title>GdL nov e dic 2010</title>
		<link>http://bibliocernusco.wordpress.com/2011/01/09/gdl-nov-e-dic-2010/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 22:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gdlcernusco</dc:creator>
				<category><![CDATA[GdL]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel GDL di novembre il libro in esame era “La casa delle grandi donne” di Meir Shalev, romanzo scelto per chiudere u n breve ciclo di autori israeliani . Meir Shalev  è figlio del poeta Itzhak Shalev, Meir Shalev,  è nato a Nathal (o Nahala, Israele) un kibbutz agricolo nel 1948. Si è poi trasferito [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=722&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel GDL di novembre il libro in esame era “La casa delle grandi donne” di Meir Shalev, romanzo scelto per chiudere u n breve ciclo di autori israeliani . Meir Shalev  è figlio del poeta Itzhak Shalev, Meir Shalev,  è nato a Nathal (o Nahala, Israele) un kibbutz agricolo nel 1948. Si è poi trasferito a Gerusalemme. Ha studiato psicologia alla Hebrew University. Padre di due figli, dopo un’esperienza come conduttore televisivo fra gli anni Settanta e Ottanta, si è dedicato a tempo pieno alla scrittura. Ha pubblicato libri per l’infanzia, una raccolta di saggi e vari romanzi, diventati best-seller internazionali. Il libro da noi scelto non ha riscosso nel nostro gruppo  un grande successo: personaggi non sufficientemente definiti, trama inesistente, irritante , inconcludente. Tutte reazioni possibili ad una prima lettura , ma, secondo chi scrive,  riprendendolo se ne può avere una diversa valutazione. La storia si sviluppa in un ambiente femminile, 5 donne ruotano intorno al protagonista maschile, Rafael , che con esse cresce amato, protetto e soffocato al tempo stesso. Donne apparentemente solidali e ferite da lutti precoci, in realtà ognuna chiusa in un suo mondo di egoismi e prepotenze quotidiane, tenute insieme dalla necessità e dal bambino che allevano. Nessuna apertura verso il mondo esterno, sia esso affettivo o di lavoro. Unica altra figura maschile presente è il tagliatore di pietre Abraham, anch’esso condizionato dalle 5 grandi donne , ma capace di tenerezze e sensibilità a loro sconosciute. Storia di vita quotidiana , di piccoli fatti, di crescita che sbocca, una volta divenuto adulto e conscio di realtà crudeli, nell’allontanamento di casa del protagonista . E sarà il deserto con i suoi silenzi, la sua calma misteriosa ad essere scelto come luogo di lavoro e di vita, niente più muri e spazi definiti , ma distese sconfinate solcate dalla rete dei canali di irrigazione. Una libertà prima sconosciuta , la possibilità si scegliere tempi e modi di vivere, una solitudine desiderata e coltivata, non imposta.</p>
<p>Il cordone ombelicale con la casa delle grandi donne non verrà totalmente reciso, resterà con esse un sottile legame di tolleranza a volte ironica a volte tenera.</p>
<p>Libro pieno di donne descritte da un uomo con ironia e dolcezza, raccontandone stranezze e crudeltà, qualità e difetti,   un racconto  che, come ha  detto benissimo Patricia, sembra nascere dallo sfogliare un piccolo tesoro di vecchie foto di famiglia.</p>
<p>Dicembre ha avuto come protagonista il libro “La libreria del buon romanzo” di Laurence Cossé, francese, autrice di romanzi, racconti e pièces teatrali, è stata anche giornalista e critico letterario. Ha pubblicato una dozzina di romanzi e racconti e la pièce teatrale <em>La Terre des Folles</em>, trascritta anche nella forma di oratorio per coro e orchestra.</p>
<p>Titolo e idea base della storia decisamente affascinanti, valutazione finale piuttosto negativa. Storia e personaggi sembrano costruiti per un certo tipo di mercato, non c’è approfondimento nei caratteri dei protagonisti  che risultano a volte irritanti a volte troppo di maniera. Le varie vicende personali sono nel complesso abbastanza banali, la bella idea della libreria del  buon romanzo si perde anch’essa pagina dopo pagina. Anche il mistero, che darebbe un tocco di triller al tutto,  ha una conclusione piatta. Di positivo c’è la discussione che ha suscitato tra le lettrici: cos’è un buon romanzo? Chi può decidere che lo sia? Quanto il marketing influenza valutazioni e scelte? E un buon romanzo resta tale per sempre?</p>
<p>Discussione aperta per il prossimo GDL e felice 2011 a tutti.</p>
<p>by Katia</p>
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		<title>GdL 21/12/2010</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jan 2011 13:20:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  &#8220;La libreria del buon romanzo&#8221; di Laurence Cossè Come incontro prenatalizio, il gruppo ha scelto un libro dalla connotazione letteraria, un libro che parla di libri ma soprattutto un libro che perlustra i desideri e le contraddizioni di chi ama la lettura, quando deve selezionare i titoli migliori. Il cuore del libro verte su questa [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=708&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/01/laurent.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-709" title="laurent" src="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2011/01/laurent.jpg?w=223&#038;h=269" alt="" width="223" height="269" /></a> <strong><span style="color:#3366ff;"> &#8220;La libreria del buon romanzo&#8221; di Laurence Cossè</span></strong></h2>
<blockquote><p>Come incontro prenatalizio, il gruppo ha scelto un libro dalla connotazione letteraria, un libro che parla di libri ma soprattutto un libro che perlustra i desideri e le contraddizioni di chi ama la lettura, quando deve selezionare i titoli migliori. Il cuore del libro verte su questa questione: quale criteri usare per definire i libri migliori della letteratura negando i canoni delle sponsorizzazioni commerciali (che hanno in sè i tempi legati al raggiungimento del maggior profitto grazie a pubblicità mediatiche e canalizzazione dei gusti del &#8220;lettore-massa&#8221;). Il limite del libro sta nella sua autoreferenzialià francese, nella presenza massiccia di autori francesi, come se la cultura francese avesse fortemente bisogno di rimarcare la sua identità territoriale ed etnica, se non la sua superiorità intellettuale &#8230;</p></blockquote>
<p>Si può partire dalla copertina che è un richiamo irresistibile per lettori assetati di romanzi. Quando poi il titolo parla di Buon Romanzo, non c’è più difesa: come se un romanzo potesse raccontarci cosa è la lettura e cosa bisogna leggere. Un romanzo per assetati di libri, così è la prima impressione. Poi si arriva alle prime pagine, e si scopre in modo inaspettato che il romanzo si apre come un giallo, con un mistero che si aggira dietro 3 misteriosi incidenti. Sì, ma i 3 incidenti sono legati tra di loro, perchè si tratta di persone contattate per far parte di un Comitato, il Comitato del Buon Romanzo ovvero un gruppo selezionato di 8 personaggi della letteratura, chiamato a stilare una lista di libri che dovrebbe far parte di una bibliotca ideale badbdo alla qualità che non guarda al numero di copie vendute e alle recensioni dei critici. Una biblioteca che verrà poi aperta a Parigi e si chiamerà proprio &#8220;Al buon romanzo&#8221;.  <em>Al Buon Romanzo</em> non è una libreria qualsiasi: come dice il suo nome, infatti, vende solo libri di qualità. Romanzi, soprattutto; racconti, qualche saggio.</p>
<blockquote><p><em>“Ma il nonno mi ha lasciato molto di più, mi ha lasciato l’amore per la letteratura e un’altra cosa fondamentale, la convinzione che la letteratura sia importante. Ne parlava spesso. La letteratura è fonte di piacere, diceva, è una delle rare gioie inestinguibili, e non solo. Non deve essere separata dalla realtà. Nella letteratura c’è tutto. E’ il motivo per cui non uso mai la parola finzione. La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita. Insisteva: hai capito che sto parlando del romanzo? Non ci sono solo le situazioni eccezionali nei romanzi, le questioni di vita o di morte e le grandi prove, ci sono anche le difficoltà ordinarie, le tentazioni, le delusioni banali. E rispondono a tutte le attitudini umane, a tutti i comportamenti, dal più nobile al più miserabile. Uno legge e si domanda: cosa avrei fatto io? Deve domandarselo. Ascoltami bene: è un modo di imparare a vivere. Certi adulti ti diranno di no, che la letteratura non è la vita, che i romanzi non insegnano niente. Sbagliano. La letteratura informa, istruisce, addestra.”</em></p></blockquote>
<p>Ma chi sono coloro che hanno avuto questa idea e che la alimentano sino a realizzarla ?  I due veri protagonisti della storia sono Ivan George e Francesca Aldo Valbelli: provengono da mondi diversi, lui un ex sessantottino che ha viaggiato e lavorato in diverse librerie, ma soprattutto ha letto di tutto; lei, aristocratica italiana sposata ad un ricco e potente imprenditore parigino, ha perso l’unica figlia e affida ad un sogno, l’apertura di una libreria tutta speciale, la sua possibilità di sopravvivenza psichica. I due sembrano intendersi alla perfezione: amano la buona scrittura in modo quasi maniacale, disprezzano la letteratura di consumo: vagheggiano l’idea di una letteratura di qualità che va oltre il tempo e la storia, una forma di arte eterna che va salvaguardata dal numerosissimo catalogo dei libri disponibili che spesso confonde il lettore, lettore che poi si affida ai suggerimenti di persone fidate (amici, il libraio, etc) o estatti da riviste o da talk show. Ma questi input sono condizionati pesantemente dalle case editoriali, per cui diventa difficile orientarsi. Ecco l&#8217;idea di Ivan e Francesca: offrire uno spazio libero dai condizionamenti dei poteri forti, permettendo di arrivare al cuore della letteratura. Inseme capiscono che esistono potenziali lettori pronti ad accogliere una libreria che sia rispondente ad una letteratura che non strizzi l’occhio al just-in time (che sia il personaggio del mese o il tema attuale) .</p>
<blockquote><p><em>Noi non sappiamo che farcene dei libri insignificanti, dei libri vuoti, dei libri fatti per piacere.</em><br />
<em>Noi non vogliamo libri raffazzonati, scritti in fretta e furia, si sbrighi, me lo finisca per luglio, a settembre facciamo un lancio come si deve e ne vendiamo centomila copie di sicuro.</em><br />
<em>Vogliamo libri scritti per noi che dubitiamo di tutto, che piangiamo per un niente, che sobbalziamo per ogni minimo rumore alle spalle.</em><br />
<em>Vogliamo libri che al loro autore siano costati molto, libri in cui si siano depositati i suoi anni di lavoro, il suo mal di schiena, i suoi punti morti, qualche volta il suo panico all’idea di perdersi, il suo scoraggiamento, il suo coraggio, la sua angoscia, la sua tenacia, il rischio che si è assunto di sbagliare.</em><br />
<em>Vogliamo libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale e lì ci tengano avvinti; libri che ci provino come l’amore sia all’opera nel mondo accanto al male e totalmente contro di lui, anche se talvolta non si capisce, e che lo sia sempre, tanto quanto il dolore lacererà sempre i nostri cuori. Vogliamo buoni romanzi.</em><br />
<em>Vogliamo libri che non ignorino niente della tragedia umana, niente delle meraviglie quotidiane, libri che facciano tornare l’aria nei polmoni.</em></p></blockquote>
<p>Ma come scegliere i libri? E come far quadrare i conti? Ma ciò che non avevano previsto era il successo. Un successo che però scatena una sorprendente sfilza di invidie e aggressioni. Questo è normale nella competizione economica, che in modo immarccscibile si insinua in tutti gli aspetti della vita umana. Ma ciò che resta sospesa come domanda, è quale oggettività ci può essere nella selezione dei titoli e degli autori ? Cosa definisce la qualità letteraria ? E chi fa le scelte, non rischia di divenire una autorità che condiziona e limita i lettori, in modo che potrebbe in estrema analisi divenire arbitrario ? Ma tu, lettore, quali parametri utilizzi per definire la Bellezza di un libro ? Beh, sono proprio le tematiche che sostanziano il lavoro di ogni critico letterario ma anche i gruppi di lettura come il nostro.</p>
<p>Ed è in questo senso che si potrebbe ripartire: il libro come mezzo di comunicazione per esprimere un messagio e far conoscere le persone:</p>
<blockquote><p>“<em>Lei è la conferma che, di tutte le funzioni della letteratura, una delle più felici è far riconoscere tra loro persone nate per capirsi.” </em></p></blockquote>
<h1>La biografia di Laurence Cossé</h1>
<div>Boulogne-Billancourt, 1950</div>
<p><img src="http://www.wuz.it/t.gif" alt="" width="1" height="10" /></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td><img src="http://www.wuz.it/mm/biografie/09/00979.png" alt="Laurence Cossé" hspace="5" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div>Laurence Cossé è autrice di numerosi romanzi di successo in Francia, per i quali ha ricevuto vari premi, tra cui il Prix de la Table Ronde française, il Prix du jury Jean Giono, il Prix Roland de Jouvenel e il Prix Ciné Roman Carte Noire. Vive a Parigi.</div>
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			<media:title type="html">Laurence Cossé</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>GdL 25/11/2010</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 11:42:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
				<category><![CDATA[GdL]]></category>

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		<description><![CDATA[Unico maschio della famiglia ad aver raggiunto i cinquantadue anni, Rafael vive nel Negev e per lavoro sorveglia la preziosa rete di canali di irrigazione. Sentendo vicina la fine, cerca la solitudine e, nella cornice afosa e solo apparentemente vuota, del deserto, immagina di narrare alla sorella la sua storia, che è anche d&#8217;epopea della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=703&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-704" title="meir_shalev" src="http://bibliocernusco.files.wordpress.com/2010/11/meir_shalev.jpg?w=183&#038;h=300" alt="" width="183" height="300" /></p>
<blockquote><p>Unico maschio della famiglia ad aver raggiunto i cinquantadue anni, Rafael vive nel Negev e per lavoro sorveglia la preziosa rete di canali di irrigazione. Sentendo vicina la fine, cerca la solitudine e, nella cornice afosa e solo apparentemente vuota, del deserto, immagina di narrare alla sorella la sua storia, che è anche d&#8217;epopea della loro famiglia. La sua esistenza, infatti, è trascorsa all&#8217;ombra di cinque donne tanto deliziosamente incombenti e inseparabili da apparire come un unico essere totalizzante. La mamma, la nonna, due zie e la sorella diventano la Grande Madre che ha allevato, accarezzato e nutrito Rafael, e di cui lui racconta con ironia, dolcezza e nostalgia le virtù e soprattuttto le tante debolezze. A suscitare ulteriore divertimento, e insieme compassione, è la sorte dei quattro uomini del gruppo famigliare, scomparsi in circostanze tragicomiche, ma sempre ben presenti nella vita e nei racconti della Grande Madre.<br />
Con il suo perfetto equilibrio tra narrazione e introspezione, questo romanzo conferma ancora una volta la vivacità creativa di Meir Shalev in particolare e della letteratura israeliana in generale.</p></blockquote>
<p><a href="http://bibliotecadisraele.wordpress.com/2010/11/21/intervista-a-meir-shalevinterview-with-meir-shalev/" target="_blank">Intervista del 21/11/2010 a Meir Shalev: clicca per accedere alla pagina contenente il testo</a></p>
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		<title>GdL 21/10/2010</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 11:29:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
				<category><![CDATA[GdL]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;In principio&#8221; di Chaim Potok David, protagonista e voce narrante di questo romanzo, l&#8217;ha imparato a proprie spese. La sua infanzia nel Bronx, negli anni immediatamente precedenti la Grande Depressione, è segnata dalla malattia, dall&#8217;ortodossia della claustrofobica comunità ebraica newyorkese, dallo strisciante antisemitismo, dagli echi degli isterici comizi hitleriani e dalle notizie sulla Shoah che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=697&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>David, protagonista e voce narrante di questo romanzo, l&#8217;ha imparato a proprie spese. La sua infanzia nel Bronx, negli anni immediatamente precedenti la Grande Depressione, è segnata dalla malattia, dall&#8217;ortodossia della claustrofobica comunità ebraica newyorkese, dallo strisciante antisemitismo, dagli echi degli isterici comizi hitleriani e dalle notizie sulla Shoah che travolge i parenti rimasti in Polonia. Il tormentato itinerario verso la consapevolezza e l&#8217;affermazione della propria individualità si scontra con questa realtà, fino alla drammatica rottura con la tradizione e al passaggio al mondo dei goyim( chi non è ebreo): solo così potrà finalmente iniziare un nuovo viaggio alla ricerca delle proprie radici.</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Gli inizi sono sempre difficili&#8221;. Ricordo che mia madre mi mormorò queste parole una volta che ero a letto con la febbre. &#8220;I bambini si ammalano spesso, tesoro. Succede, ai bambini. Gli inizi sono sempre difficili. Presto starai bene&#8221;. Ricordo che una sera scoppiai a piangere perché non ero riuscito a capire un passo difficile di un commentario biblico. A quel tempo avevo circa nove anni. &#8220;Vuoi capire tutto immediatamente?&#8221;, domandò mio padre. &#8220;Tutto così? Hai cominciato a studiare questo commentario solo la settimana scorsa. Gli inizi sono sempre difficili. Lo studio richiede molta applicazione. Leggilo e rileggilo ancora&#8221;.</em></p></blockquote>
<p>In questo avvincente romanzo, Chaim Potok esplora il contrasto tra la modernità e la tradizione, tra la comunità e l&#8217;individuo, tra la memoria personale e i tragici eventi della storia.<br />
In principio ci fa rivivere con potente forza evocativa tutta la felicità – e tutti i sensi di colpa – dell&#8217;infanzia. Potok vuole dei libri che stimolino nel lettore l&#8217;osservazione, l&#8217;analisi interiore per cercare di capire o di imparare come siamo fatti.<br />
Uno dei valori che cerca di trasmetterci e&#8217;  la consapevolezza che ognuno di noi e&#8217; una persona unica e questo ci serve per farci attraversare il travaglio dell&#8217;esistenza. Egli ci spiega l&#8217;importanza del concetto di individui e ci insegna che il gruppo al quale apparteniamo e&#8217; esclusivo ed ha un certo valore all&#8217;interno della comunita&#8217;. Ma l’individualita&#8217; e&#8217; poi sfidata dalle idee che inevitabilmentefluiscono dall&#8217;esterno: quando si e&#8217; nati e cresciuti in uno specifico ambiente culturale, si conoscono i problemi comuni ma se ci si scontra con una divergenza tra valori interni ed esterni, si vive quell&#8217;esperienza dell&#8217;incontro tra nuclei culturali che serve a far cresecere l’individuo.<br />
Il tentativo di esplorare il confronto. Tutto questo nasce dall&#8217;apprendimento, in un individuo, dei valori stabili del proprio insieme di appartenenza, del senso che ha la vita e del suo valore,dell&#8217;importanza delle azioni umane e delle conseguenze delle azioni fatte, del concetto di autostima che deriva dall&#8217;obbligo di mantenere in sintonia i pensieri e le azioni: non si puo&#8217; pensare una cosa e farne un&#8217;altra, o agire solo per quello che la comunita&#8217; giudica bene o male ma dobbiamo interagire con la nostra capacita di effettuare le nostre scelte indipendentemente dai giudizi altrui.<br />
Solo sviluppando il proprio interno si puo&#8217; trovare un posto nel nucleo della tradizione di una collettivita&#8217; ed essere in grado di guardare a cio&#8217; che ci circonda ma che non rientra nella nostra cultura.<br />
Nei libri di Potok si delineano due atteggiamenti : ci sono coloro che intensificano il rapporto con il proprio passato perche&#8217; credono che nella loro tradizione sia possibile trovare tutto e c&#8217;e&#8217; invece chi vuole impadronirsi di cio&#8217; che, presente fuori, puo&#8217; essere un&#8217;integrazione alla propria cultura. Ognuno di noi e&#8217; sottoposto ad un continuo confronto culturale quotidiano e dobbiamo imparare a gestirlo.<br />
Chaim Potok nasce e cresce a New York nel 1923; studia alla Yeshiva University letteratura inglese, conseguendo il massimo dei voti;  si laurea anche in filosofia all&#8217;University of Pennsylvania e contemporaneamente al Jewish Theological Seminary of America in Principi della religione ebraica, aprendosi cosi&#8217; le porte della carriera rabbinica.<br />
Diviene cappellano dell&#8217;esercito americano in Corea e per molti anni e&#8217; redattore capo della JewishPubblication Society of America. Vive in Pennsylvania, alla periferia di Philadelphia, con la mogliee tre figli. e&#8217; l&#8217;autore di otto romanzi: Danny l&#8217;eletto, La scelta di Reuven, Il mio nome e&#8217; AsherLev, In the beginning, The book of lights, L&#8217;arpa di Davita, Il dono di Asher Lev e Io sono l&#8217;argilla.</p>
<p>Scrive continuamente storie per bambini e ragazzi ed e&#8217; autore di un testo di storia ebraica di grande attualita&#8217;. E&#8217; noto anche come critico letterario e redattore di volumi illustrati per i piu&#8217; piccoli.<br />
Chaim Potok muore nel Merion il 23 luglio 2002.</p>
<p>by Tina</p>
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		<title>GdL 23/9/2010</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 15:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
				<category><![CDATA[GdL]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 23 settembre il GDL si è ritrovato  dopo la pausa estiva per raccontare e condividere  le letture estive e le relative valutazioni.   I libri letti risultano eterogenei ma con una preferenza per i gialli svedesi, così come deciso durante l’incontro del gruppo prima della pausa estiva.   Si è fatto un raffronto fra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=691&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 23 settembre il GDL si è ritrovato  dopo la pausa estiva per raccontare e condividere  le letture estive e le relative valutazioni.<br />
 <br />
I libri letti risultano eterogenei ma con una preferenza per i gialli svedesi, così come deciso durante l’incontro del gruppo prima della pausa estiva.<br />
 <br />
Si è fatto un raffronto fra i gialli svedesi, quelli moderni  e i gialli tradizionali mettendo in evidenza alcune  differenze: l’ambientazione, il contesto sociale e quello politico.<br />
Nei gialli svedesi non si parla quasi mai di “raptus” o di “follia”  ma di un trauma non rimosso che spinge a compiere un crimine. La comprensione dell’origine di questo trauma rende più chiaro  tutto il meccanismo in cui l’assassino e la sua vittima sono frequentemente inscindibili in un connubio perverso. Spesso il vulnus del libro non è la scoperta del colpevole: anzi l’assassino lo si conosce sin  dalle prime pagine. L’autore accompagna il lettore alla scoperta dello scenario sociale e culturale in cui svolge il racconto, analizzando le motivazioni che hanno portato ai crimini commessi.<br />
D’altra parte la criminologia moderna ha sì come obiettivo principale lo studio dei metodi di investigazione più efficaci per individuare il colpevole, ma ha esteso le sue competenze sempre di più nell’ambito della psicanalisi contemporanea e della sociologia del territorio. Uomo e società come elementi da utilizzare per creare categorie di potenziali criminali, ma anche come comprensione delle ragioni individuali, al di là delle oggettive responsabilità di carattere penale. Il crimine non è più visto come eccezione esterna alla società, oramai è di fatto connaturato ad una società violenta e competitiva, con tutte le sue confusioni e criticità esistenziali. E gli autori svedesi stanno scandagliando le contraddizioni di una società che fino a pochi anni fa pareva il paradiso dell’equilibrio e della pace, anticipando (come è buona tradizione dell’arte) quello che invece stiamo leggendo nelle cronache di questi giorni, dalla xenofobia crescente alla violenza giovanile dilagante. Per esempio nei gialli di Mankell è evidente il contrasto tra l’ordine apparente e il disordine criminale. L’ispettore Wallander di fronte al crimine si chiede: cosa sta succedendo alla società svedese ? Non è tanto il senso del crimine che gli sfugge, quanto il quadro più generale: come è potuto accadere che la tranquilla Svezia sia diventata teatro di episodi di violenza che non hanno niente da invidiare alle strade del Bronx? Resta lo sgomento di fronte ai crimini che trovano radici nel gelido clima scandinavo e che si annidano sotto la superficie asettica e apparentemente ordinata della società svedese.<br />
 <br />
I componenti del gruppo sono poi passati ad esporre le proprie letture estive.<br />
 <br />
Alcuni libri letti da più di un componente  non hanno riscontrato lo stesso parere, quali ad esempio:<br />
“Acciaio” di Silvia Avallone: a chi è piaciuto ha apprezzato la sua scrittura realistica e il tema attuale della crisi della famiglia come nucleo di identificazione che non funziona più come punto essenziale di riferimento e vede spesso i figli andare alla deriva. Sullo sfondo di una industria in crisi, in cui i rapporti sociali stanno cambiano e il senso della comunità collettiva all’interno dell’identificazione in una “classe” sociale è quasi svanito, lasciando spazio all’individualismo teso tra consumismo e la  depressione della solitudine, tra la ricerca di un ruolo sociale e l’assenza di radici. Coloro a cui non è piaciuto, invece vedono un libro pesante da digerire e lento nonostante una scrittura scorrevole.<br />
“Noi” di W. Veltroni, a chi è piaciuto perché racconta i giorni e i luoghi della nostra storia italiana attraverso la propria esperienza familiare e a chi non è piaciuto per la limitazione del “noi” alla sua famiglia, invece del “noi” politicamente inteso.<br />
 <br />
Fra gli altri libri letti e consigliati:<br />
 <br />
“La signora in verde” di Arnaldur Indridason: una buona lettura per l’equilibrio fra le varie storie che si intrecciano.<br />
“Astrid e Veronika” di Linda Olsson (primo romanzo della scrittrice): romanzo sul potere dell’amicizia, storia di due donne amareggiate e ferite che attraverso le confidenze riescono a superare la solitudine e a cercare di cambiare la loro vita.<br />
“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di M. Haddon<br />
“Le ore sotterranee” di D. De Vigan<br />
“Cosa parliamo quando parliamo d’amore” di R. Carver<br />
“Alligatori al Parini” di G. Cardaci<br />
“La simmetria dei desideri” di E. Nevo<br />
“La vita di un’altra” di F. Deghelt<br />
“Sia fatta la tua volontà” di S. Baldi<br />
“Il paradiso all’improvviso” di A.Pasilina<br />
“Il lottatore di sumo” di  E.Schmitt<br />
“La biblioteca dei morti” di G. Cooper<br />
 <br />
 Il prossimo incontro è per giovedì 21 ottobre con il libro “In principio” di Chaim Potok.<br />
  <br />
Flavia M.</p>
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		<title>Gdl 22/6/2010</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 09:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è trattato delle peculiari qualità del giallo alla svedese, un boom letterario che non accenna a calare. Negli ultimi anni, infatti,  i giallisti svedesi si sono affermati in tutta Europa, raggiungendo anche gli USA, i paesi dell’Est e perfino l’oriente. In questo senso, bisogna rivedere l’idea del romanzo giallo: da una parte i giallisti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=679&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Si è trattato delle peculiari qualità del giallo alla svedese, un boom letterario che non accenna a calare. Negli ultimi anni, infatti,  i giallisti svedesi si sono affermati in tutta Europa, raggiungendo anche gli USA, i paesi dell’Est e perfino l’oriente.<br />
In questo senso, bisogna rivedere l’idea del romanzo giallo: da una parte i giallisti classici, di buon livello ma che oggi forse risultano un po’ vecchi, dall’altra parte una serie di nuovi scrittori che non seguono  uno schema classico, approfondiscono i personaggi, conferendogli umanità, compassione e sofferenza, e sono supportati da buone traduzioni.<br />
In passato la letteratura svedese era lontana dall’idea che noi avevamo di questi paesi, oggi è diverso: leggiamo storie ambientate in precisi contesti sociali che ci consentono di conoscere la realtà di questi paesi.<br />
Ambientazioni suggestive, con spazi sterminati e lunghi inverni di neve e ghiaccio, illuminati dalle aurore boreali, fanno da sfondo a orribili delitti che, tuttavia, vengono raccontati senza indugiare morbosamente sui particolari – aspetto tipico invece dei gialli americani.<br />
Ciò che colpisce è la normalità dei personaggi e delle situazioni: la vita dei protagonisti scorre mostrando un quotidiano che é molto vicino al nostro, mettendo in luce una forte componente realistica, denunciando aspetti sociali e inquietudini tipiche del nostro tempo.<br />
Il lettore non ha l’impressione di dovere risolvere un enigma, al contrario, entra nella vita dei personaggi, sentendone tutta la preoccupazione, la stanchezza e la rassegnazione nei confronti della vita; da questo punto di vista, si nota la simbiosi tra l’inquietudine dei personaggi e gli inverni lunghi e bui dei paesi scandinavi, la pioggia incessante e gli spazzi sterminati della loro natura.<br />
L’autore preso in esame, tra tutti il più noto, è stato lo svedese Henning Mankell: il ciclo del commissario Wallander, cominciando da ASSASSINIO SENZA VOLTO. Interessante anche il primo giallo fuori ciclo, IL RITORNO DEL MAESTRO DI DANZA.<br />
Altri autori: gli svedesi Asa Larsson e Arne Dahal, la norvegese Anne Holt e l’islandese Arnaldur Idridason.</div>
<p>Simona</p>
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		<title>GdL 25/05/2010</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 13:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alexsilvy</dc:creator>
				<category><![CDATA[GdL]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedì 25 maggio, Gruppo di Lettura a tema musicale. Si sono presi in esame i libretti del Barbiere di Siviglia di Rossini e delle Nozze di Figaro di Mozart, confrontandoli con le commedie originarie di Beaumarchais. Volevamo in primis capire perché le due commedie e poi le Nozze avessero avuto ai loro tempi tanta difficoltà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=bibliocernusco.wordpress.com&amp;blog=2826248&amp;post=668&amp;subd=bibliocernusco&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong>Martedì 25 maggio, Gruppo di Lettura a tema musicale.</strong></p>
<p>Si sono presi in esame i libretti del<span style="color:#0000ff;"><strong> Barbiere di Siviglia di Rossini e delle Nozze di Figaro di Mozart,</strong> </span>confrontandoli con le commedie originarie di Beaumarchais. Volevamo in primis capire perché le due commedie e poi le Nozze avessero avuto ai loro tempi tanta difficoltà ad essere rappresentate perché considerate dal potere di allora “sconvenienti “ . Rivedendo gli avvenimenti storici tra il  1789 e il 1815  è stato facile capire che la sconvenienza veniva da uno sconvolgimento dei ruoli sociali:  nobili prepotenti e  beffati ,  servitori  intelligenti  e non disposti a subire, donne solidali indipendentemente dalle differenze di censo , tutta un fermento insomma che rispecchiava gli eventi che andavano maturando. Ricordando poi la funzione che il teatro e l’opera avevano allora e la loro diffusione non solo tra le classi più agiate, si può capire che questi testi preoccupassero e venissero osteggiati in ogni modo. Mozart e Da Ponte seppero cogliere appieno il messaggio di Beaumarchais, complesso  personaggio lui pure, né borghese né artigiano, nobile per caso , vissuto a corte, esperto anche di musica , acuto osservatore e abile commediografo.</p>
<p>Dalle Nozze abbiamo letto ed ascoltato come esempio l’aria di Figaro “ Se vuol ballare signor contino” e quella del conte “ Vedrò mentr’io sospiro”.</p>
<p>Particolare attenzione è stata poi dedicata al personaggio del giovane Cherubino, simbolo dell’amore giovane che tutti sconvolge e travolge. Ascoltate le arie di Cherubino “ Non so più cosa son cosa faccio  “  e di Figaro “ Non più andrai farfallone amoroso”.</p>
<p>Diverso il discorso sul Barbiere data la differenza tra Beaumarchais e Rossini /Sterbini nei confronti dei mutamenti politico sociali. Beaumarchais nel suo Barbiere inizia, seppur con mano leggera, a condannare certa politica e certo potere. Rossini ed il suo librettista ignorano tutto ciò e prendono la parte più buffa della commedia: contrasto tra vecchi e giovani, tra innamorati e tutori, travestimenti e beffa finale. Eppure anche qui Figaro è già un personaggio nuovo, diverso dal servo della Commedia dell’Arte , è , si può dire rappresentante di una nuova classe sociale che avanza. Di assoluto rilievo l’aria della Calunnia , cantata da Don Basilio, di un’attualità sconcertante. Ascoltiamola attentamente e ci sembrerà scritta per noi e per i nostri giorni.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#0000ff;"><strong><em>Il Barbiere di Siviglia     Rossini &#8211; Sterbini</em></strong></span></p>
<p><em><span style="text-decoration:underline;">Atto I  -  don Basilio</span></em></p>
<p>La calunnia è un venticello</p>
<p>Un&#8217;auretta assai gentile</p>
<p>Che insensibile sottile</p>
<p>Leggermente dolcemente</p>
<p>Incomincia a sussurrar.</p>
<p>Piano piano terra terra</p>
<p>Sotto voce sibillando</p>
<p>Va scorrendo, va ronzando,</p>
<p>Nelle orecchie della gente</p>
<p>S&#8217;introduce destramente,</p>
<p>E le teste ed i cervelli</p>
<p>Fa stordire e fa gonfiar.</p>
<p>Dalla bocca fuori uscendo</p>
<p>Lo schiamazzo va crescendo:</p>
<p>Prende forza a poco a poco,</p>
<p>Scorre già di loco in loco,</p>
<p>Sembra il tuono, la tempesta</p>
<p>Che nel sen della foresta,</p>
<p>Va fischiando, brontolando,</p>
<p>E ti fa d&#8217;orror gelar.</p>
<p>Alla fin trabocca, e scoppia,</p>
<p>Si propaga si raddoppia</p>
<p>E produce un&#8217;esplosione</p>
<p>Come un colpo di cannone,</p>
<p>Un tremuoto, un temporale,</p>
<p>Un tumulto generale</p>
<p>Che fa l&#8217;aria rimbombar.</p>
<p>E il meschino calunniato</p>
<p>Avvilito, calpestato</p>
<p>Sotto il pubblico flagello</p>
<p>Per gran sorte va a crepar.</p>
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