Stasera abbiamo commentato il primo libro di Jamie Ford, un libro d’esordio che ha avuto molto successo pur partendo in sordina con il passaparola. Un libro senza tante pretese ma godibile nella lettura, mai banale. In un contesto storico in cui viene rivelata la persecuzione dei giapponesi negli Stati Uniti tra il1 1942 e la fine della seconda guerra mondiale.
Jamie Ford, autore americano contemporaneo, è cresciuto presso il quartiere cinese di Seattle ed è di origine cinese. Il bisnonno Min Chung emigrò nel 1865 dalla Cina a San Francisco,e lavorò nelle miniere del Nevada: fu lui ad assumere il nome Ford.
Il romanzo Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford è stato tradotto in 17 lingue ed ha avuto un successo editoriale notevole.
La struttura del romanzo verte su alcune tematiche, le problematiche dell’nitegrazione sociale, la persecuzione in USA a danno degli americani di origine giapponese, la difficoltà del rapporto tra padre e figlio e infine un rapporto d’amore impossibile per l’epoca, impossibile per il tempo che dopo 40 anni ritorna … Un angolo di amarezza e dolcezza … Corner of bitter and sweet, il titolo originale del romanzo.
Le radici cinesi dell’autore e i problemi di integrazione degli immigrati in una terra che si è sviluppata grazie alle immigrazioni europee, si riferiscono alle esperienze del protagonista, Henry, che nonostante viva nel quartiere cinese, e un padre nazionalista, viene spedito alla scuola americana di “bianchi”, per poter costruire il suo futuro nella società americana. Il sogno del padre è quello di avere un figlio cinese ma integrato, una contraddizione stridente che porta ad una rottura comunicativa assurda: i genitori chiedono al figlio di non parlare più in cinese ma solo in inglese, in famiglia. Peccato che i genitori sapessero un inglese rudimentale e normalmente conversassero solo in cantonese. Un abisso comunicativo che porterà Henry ad una chiusura emotiva che solo con l’incontro del suo granre amore, Keiko, la ragazzina giapponese, gli permise di uscire dalla sua condizione di sudditanza. L’amore non può niente contro l’internamento di tutti i giapponesi durante la seconda guerra mondiale, soprattutto dopo lo shock di Pearl Harbour. In modo indiscriminato i giapponesi furono deportati, un fatto ch eamaramente ricorda per certi versi le deportazioni degli ebrei. Un annullamento dell’identità giapponese che non ha significato la distruzione di una etnia, ma certo è stata una operazione poco conosciuta e riportata solo negli angolini dei libri di storia, appunto nei “Corner”…
1942, Seattle: Henry, un dodicenne di origini cinesi, trascorre le giornate in una scuola dove viene continuamente discriminato dai compagni americani e una casa dove il padre a stento gli rivolge la parola. Ma un giorno incontra degli occhi simili ai suoi: sono gli occhi di Keiko, una bambina giapponese con la quale instaura una profonda amicizia che sfocia poi in un amore che nessuna barriera riesce a ledere.
1986, Seattle: Henry è in lutto per la perdita di sua moglie Ethel. Che ne è stato di Keiko? Il ritrovamento nell’Hotel Panama di oggetti appartenuti ai giapponesi che negli anni della guerra furono deportati riapre una vecchia ferita che Henry però questa volta non vuole richiudere…Una ferita di nome Keiko.
Un’altra caratteristica del romanzo è l’alternanza dei tempi in cui l’autore ha declinato la trama, collegando il passato al presente, in modo sapiente e intelligente. Un passato in cui il razzismo strisciante colpiva i non-bianchi, dai neri agli orientali, ed è questa diversità nel romanzo trova un punto di contatto: Henry, cinese, Keiho, giapponese, due paesi che nel 1946 erano in guerra, Stendon, sassofonista jazz nero che assurge da figura paterna per Henry. Ed è proprio il jazz, la musica nera, unisce cinesi, giapponesi, neri in un cocktail esplosivo che poi ha portato al melting-pot che è stata la vera fortuna del successo americano. Ed è proprio nei locali jazz si usava per produrre il gin, la soluzione alcolica di zenzero acquista in farmacia per curare fantomatiche malattie, lo stesso zenzero che poi darà il titolo del romanzo in italiano. Nell’anima jazz esiste l’asincronicità, l’aritmia, ed è così il libro, con una scansione temporale indietro e avanti, la malinconia di Henry nei riguardi della moglie Ethel morta di tumore, e la passione mai sopita per Keiko. Un cocktail vincente.
Tutto questo poi ha un luogo, l’Hotel Panama, da cui parte la storia. Nella cantina del Panama Hotel il tempo pare essersi fermato: sono passati quarant’anni, ma tutto è rimasto come allora. Nonostante sia coperto di polvere, l’ombrellino di bamboo brilla ancora, rosso e bianco, con il disegno di un pesce arancione, una carpa Ad Henry Lee basta aprirlo per ritrovarsi di nuovo nei primi anni quaranta. Quell’ombrellino custodisce ancora una promessa. La promessa che la Storia restituisca loro la felicità che si meritano.
Un libro “easy”, di facile lettura, coinvolgente.
By Alex
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