Nel GDL di novembre il libro in esame era “La casa delle grandi donne” di Meir Shalev, romanzo scelto per chiudere u n breve ciclo di autori israeliani . Meir Shalev è figlio del poeta Itzhak Shalev, Meir Shalev, è nato a Nathal (o Nahala, Israele) un kibbutz agricolo nel 1948. Si è poi trasferito a Gerusalemme. Ha studiato psicologia alla Hebrew University. Padre di due figli, dopo un’esperienza come conduttore televisivo fra gli anni Settanta e Ottanta, si è dedicato a tempo pieno alla scrittura. Ha pubblicato libri per l’infanzia, una raccolta di saggi e vari romanzi, diventati best-seller internazionali. Il libro da noi scelto non ha riscosso nel nostro gruppo un grande successo: personaggi non sufficientemente definiti, trama inesistente, irritante , inconcludente. Tutte reazioni possibili ad una prima lettura , ma, secondo chi scrive, riprendendolo se ne può avere una diversa valutazione. La storia si sviluppa in un ambiente femminile, 5 donne ruotano intorno al protagonista maschile, Rafael , che con esse cresce amato, protetto e soffocato al tempo stesso. Donne apparentemente solidali e ferite da lutti precoci, in realtà ognuna chiusa in un suo mondo di egoismi e prepotenze quotidiane, tenute insieme dalla necessità e dal bambino che allevano. Nessuna apertura verso il mondo esterno, sia esso affettivo o di lavoro. Unica altra figura maschile presente è il tagliatore di pietre Abraham, anch’esso condizionato dalle 5 grandi donne , ma capace di tenerezze e sensibilità a loro sconosciute. Storia di vita quotidiana , di piccoli fatti, di crescita che sbocca, una volta divenuto adulto e conscio di realtà crudeli, nell’allontanamento di casa del protagonista . E sarà il deserto con i suoi silenzi, la sua calma misteriosa ad essere scelto come luogo di lavoro e di vita, niente più muri e spazi definiti , ma distese sconfinate solcate dalla rete dei canali di irrigazione. Una libertà prima sconosciuta , la possibilità si scegliere tempi e modi di vivere, una solitudine desiderata e coltivata, non imposta.
Il cordone ombelicale con la casa delle grandi donne non verrà totalmente reciso, resterà con esse un sottile legame di tolleranza a volte ironica a volte tenera.
Libro pieno di donne descritte da un uomo con ironia e dolcezza, raccontandone stranezze e crudeltà, qualità e difetti, un racconto che, come ha detto benissimo Patricia, sembra nascere dallo sfogliare un piccolo tesoro di vecchie foto di famiglia.
Dicembre ha avuto come protagonista il libro “La libreria del buon romanzo” di Laurence Cossé, francese, autrice di romanzi, racconti e pièces teatrali, è stata anche giornalista e critico letterario. Ha pubblicato una dozzina di romanzi e racconti e la pièce teatrale La Terre des Folles, trascritta anche nella forma di oratorio per coro e orchestra.
Titolo e idea base della storia decisamente affascinanti, valutazione finale piuttosto negativa. Storia e personaggi sembrano costruiti per un certo tipo di mercato, non c’è approfondimento nei caratteri dei protagonisti che risultano a volte irritanti a volte troppo di maniera. Le varie vicende personali sono nel complesso abbastanza banali, la bella idea della libreria del buon romanzo si perde anch’essa pagina dopo pagina. Anche il mistero, che darebbe un tocco di triller al tutto, ha una conclusione piatta. Di positivo c’è la discussione che ha suscitato tra le lettrici: cos’è un buon romanzo? Chi può decidere che lo sia? Quanto il marketing influenza valutazioni e scelte? E un buon romanzo resta tale per sempre?
Discussione aperta per il prossimo GDL e felice 2011 a tutti.
by Katia
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