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GdL 21/12/2010

  “La libreria del buon romanzo” di Laurence Cossè

Come incontro prenatalizio, il gruppo ha scelto un libro dalla connotazione letteraria, un libro che parla di libri ma soprattutto un libro che perlustra i desideri e le contraddizioni di chi ama la lettura, quando deve selezionare i titoli migliori. Il cuore del libro verte su questa questione: quale criteri usare per definire i libri migliori della letteratura negando i canoni delle sponsorizzazioni commerciali (che hanno in sè i tempi legati al raggiungimento del maggior profitto grazie a pubblicità mediatiche e canalizzazione dei gusti del “lettore-massa”). Il limite del libro sta nella sua autoreferenzialià francese, nella presenza massiccia di autori francesi, come se la cultura francese avesse fortemente bisogno di rimarcare la sua identità territoriale ed etnica, se non la sua superiorità intellettuale …

Si può partire dalla copertina che è un richiamo irresistibile per lettori assetati di romanzi. Quando poi il titolo parla di Buon Romanzo, non c’è più difesa: come se un romanzo potesse raccontarci cosa è la lettura e cosa bisogna leggere. Un romanzo per assetati di libri, così è la prima impressione. Poi si arriva alle prime pagine, e si scopre in modo inaspettato che il romanzo si apre come un giallo, con un mistero che si aggira dietro 3 misteriosi incidenti. Sì, ma i 3 incidenti sono legati tra di loro, perchè si tratta di persone contattate per far parte di un Comitato, il Comitato del Buon Romanzo ovvero un gruppo selezionato di 8 personaggi della letteratura, chiamato a stilare una lista di libri che dovrebbe far parte di una bibliotca ideale badbdo alla qualità che non guarda al numero di copie vendute e alle recensioni dei critici. Una biblioteca che verrà poi aperta a Parigi e si chiamerà proprio “Al buon romanzo”.  Al Buon Romanzo non è una libreria qualsiasi: come dice il suo nome, infatti, vende solo libri di qualità. Romanzi, soprattutto; racconti, qualche saggio.

“Ma il nonno mi ha lasciato molto di più, mi ha lasciato l’amore per la letteratura e un’altra cosa fondamentale, la convinzione che la letteratura sia importante. Ne parlava spesso. La letteratura è fonte di piacere, diceva, è una delle rare gioie inestinguibili, e non solo. Non deve essere separata dalla realtà. Nella letteratura c’è tutto. E’ il motivo per cui non uso mai la parola finzione. La materia dei libri è costituita dalle sottigliezze della vita. Insisteva: hai capito che sto parlando del romanzo? Non ci sono solo le situazioni eccezionali nei romanzi, le questioni di vita o di morte e le grandi prove, ci sono anche le difficoltà ordinarie, le tentazioni, le delusioni banali. E rispondono a tutte le attitudini umane, a tutti i comportamenti, dal più nobile al più miserabile. Uno legge e si domanda: cosa avrei fatto io? Deve domandarselo. Ascoltami bene: è un modo di imparare a vivere. Certi adulti ti diranno di no, che la letteratura non è la vita, che i romanzi non insegnano niente. Sbagliano. La letteratura informa, istruisce, addestra.”

Ma chi sono coloro che hanno avuto questa idea e che la alimentano sino a realizzarla ?  I due veri protagonisti della storia sono Ivan George e Francesca Aldo Valbelli: provengono da mondi diversi, lui un ex sessantottino che ha viaggiato e lavorato in diverse librerie, ma soprattutto ha letto di tutto; lei, aristocratica italiana sposata ad un ricco e potente imprenditore parigino, ha perso l’unica figlia e affida ad un sogno, l’apertura di una libreria tutta speciale, la sua possibilità di sopravvivenza psichica. I due sembrano intendersi alla perfezione: amano la buona scrittura in modo quasi maniacale, disprezzano la letteratura di consumo: vagheggiano l’idea di una letteratura di qualità che va oltre il tempo e la storia, una forma di arte eterna che va salvaguardata dal numerosissimo catalogo dei libri disponibili che spesso confonde il lettore, lettore che poi si affida ai suggerimenti di persone fidate (amici, il libraio, etc) o estatti da riviste o da talk show. Ma questi input sono condizionati pesantemente dalle case editoriali, per cui diventa difficile orientarsi. Ecco l’idea di Ivan e Francesca: offrire uno spazio libero dai condizionamenti dei poteri forti, permettendo di arrivare al cuore della letteratura. Inseme capiscono che esistono potenziali lettori pronti ad accogliere una libreria che sia rispondente ad una letteratura che non strizzi l’occhio al just-in time (che sia il personaggio del mese o il tema attuale) .

Noi non sappiamo che farcene dei libri insignificanti, dei libri vuoti, dei libri fatti per piacere.
Noi non vogliamo libri raffazzonati, scritti in fretta e furia, si sbrighi, me lo finisca per luglio, a settembre facciamo un lancio come si deve e ne vendiamo centomila copie di sicuro.
Vogliamo libri scritti per noi che dubitiamo di tutto, che piangiamo per un niente, che sobbalziamo per ogni minimo rumore alle spalle.
Vogliamo libri che al loro autore siano costati molto, libri in cui si siano depositati i suoi anni di lavoro, il suo mal di schiena, i suoi punti morti, qualche volta il suo panico all’idea di perdersi, il suo scoraggiamento, il suo coraggio, la sua angoscia, la sua tenacia, il rischio che si è assunto di sbagliare.
Vogliamo libri splendidi che ci tuffino nello splendore del reale e lì ci tengano avvinti; libri che ci provino come l’amore sia all’opera nel mondo accanto al male e totalmente contro di lui, anche se talvolta non si capisce, e che lo sia sempre, tanto quanto il dolore lacererà sempre i nostri cuori. Vogliamo buoni romanzi.
Vogliamo libri che non ignorino niente della tragedia umana, niente delle meraviglie quotidiane, libri che facciano tornare l’aria nei polmoni.

Ma come scegliere i libri? E come far quadrare i conti? Ma ciò che non avevano previsto era il successo. Un successo che però scatena una sorprendente sfilza di invidie e aggressioni. Questo è normale nella competizione economica, che in modo immarccscibile si insinua in tutti gli aspetti della vita umana. Ma ciò che resta sospesa come domanda, è quale oggettività ci può essere nella selezione dei titoli e degli autori ? Cosa definisce la qualità letteraria ? E chi fa le scelte, non rischia di divenire una autorità che condiziona e limita i lettori, in modo che potrebbe in estrema analisi divenire arbitrario ? Ma tu, lettore, quali parametri utilizzi per definire la Bellezza di un libro ? Beh, sono proprio le tematiche che sostanziano il lavoro di ogni critico letterario ma anche i gruppi di lettura come il nostro.

Ed è in questo senso che si potrebbe ripartire: il libro come mezzo di comunicazione per esprimere un messagio e far conoscere le persone:

Lei è la conferma che, di tutte le funzioni della letteratura, una delle più felici è far riconoscere tra loro persone nate per capirsi.” 

La biografia di Laurence Cossé

Boulogne-Billancourt, 1950

Laurence Cossé
Laurence Cossé è autrice di numerosi romanzi di successo in Francia, per i quali ha ricevuto vari premi, tra cui il Prix de la Table Ronde française, il Prix du jury Jean Giono, il Prix Roland de Jouvenel e il Prix Ciné Roman Carte Noire. Vive a Parigi.

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